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domenica 14 giugno 2009

Michele Monina - VASCO La Biografia


Da fan (non sfegatata ma equilibrata) di Vasco Rossi non potevo non leggere questo libro! Naturalmente quando l'ho comprato non sapevo chi fosse Michele Monina e ignoravo fosse un giornalista.
Il libro si presenta a primo impatto ben fatto, ricco di informazioni, anche piacevole. La storia è quella della vita di Vasco, raccontata scanditamente, a mò di tesina, schematicamente, paragrafando, mettendo lineette, punti, virgole, stop. Insomma una storia raccontata da un giornalista che non è uno scrittore, poco da fare. Oltretutto un giornalista critico, che prima di tutto non è un fan di Vasco (e quindi non riesce, ahimè, in questo libro ad esaltarlo, anzi), ma soprattutto un uomo critico, fermo nella mentalità comune di chi Vasco non lo conosce per nulla, di chi oltre le righe delle sue canzoni non riesce ad andare e di chi lo vede solo come un ex drogato frequentatore di certi postacci, ora buon padre di famiglia che ha messo la testa a posto. Mi sento chiamata in causa, perchè non amo i drogati e soprattutto chi pensa di fare arte non facendola. Il mio amore per Vasco deriva dalle sue canzoni, da quello che riesce ad esprimere, e chi si ferma a poche e mere frasi allora di Vasco non ha capito nulla e tantomeno può scriverne una biografia. Nonostante la mia presa di posizione negativa, il libro è ricco di informazioni, e solo per questo lo consiglio. Da queste si può passare ad analizzare alcune cose in modo più personale e approfondito di quanto non faccia l'autore, che sembra stia stilando la sua scaletta per il classico articolo di cronaca, il suo compitino a casa. Sapevate ad es. che Vasco è stato insegnante alle scuole medie? O che gli mancavano pochi esami alla laurea? O che è stato uno dei primi rocker a portare innovazione alle radio della zona emiliana negli anni 70? E' stato un innovatore, la musica lui ce l'ha dentro, e l'ha portata fuori, ha trascinato orde di fan nella musica americana allora sconosciuta in Italia..insomma, la biografia và vista nel contesto in cui è inserita. Vasco è un cantante che ha fatto molto parlare di sè, ha dato, ha tolto, è stato additato..ma perchè? Perchè andava fuori dagli schemi, perchè quando a SanRemo gli hanno detto di cantare in playback lui ha detto: NO e se n'è andato! Alla fine i media fanno vedere soltanto quello che vogliono far vedere. Ma i fan non si sono arresi, e hanno continuato a stargli dietro, come continuano a fare. Libro che consiglio, ma se siete veramente dei fan vi avviso. Delle parti vi faranno normalmente incazzare. Perchè l'autore con Vasco non ha nulla a che spartire, e alcune sue riflessioni sono veramente scadenti e bigotte. Mi sono chiesta spesso, leggendolo..ma chissà che avrà pensato Vasco di questo qua?!!! 
Sicuramente non mi sono pentita di averlo letto, anche se ho visto che Monina ha scritto pure un'altro libro su Vasco, che di certo non comprerò! 
Posso dare un consiglio a chi si cimenta a fare biografie di personaggi famosi che non conosce, non capisce e non capirà mai? Che non lo faccia. Solo un fan di Vasco può scrivere una vera biografia di Vasco, mettendoci passione, amore ma soprattutto stima. Nulla di ciò che ho sentito in questo libro.

Tanto per farvi capire:
" il privè di un aftershow di Vasco Rossi non è come me lo immaginavo. Nulla a che spartire con Sodoma e Gomorra, per capirsi. Siamo in pochi e nessuno commette gesti illegali o peccati capitali. I tempi sono cambiati, mi dico."
"mia moglie non è voluta venire a conoscere Vasco. Quando le hanno detto che era il momento di avvicinarsi lei ha risposto: "non mi interessa entrare in un circo del genere". Dubito che la cosa non mi verrà fatta pagare in maniera pesantissima, ma come non capirla."
"Come altro descrivere le facce compiaciute che Vasco rivolge alla camera mentre se ne và in giro a bordo di un macchinone per un'assolata strada americana frequentata da ragazze praticamente nude, scena tratta dal videoclip di Senorita? Scena che si ripete a bordo di una piscina, e che non stonerebbe nella videoteca di un David Lee Roth.."

Fabio Volo - Un posto nel mondo


Avevo letto qualche tempo fa un piccolo racconto di Fabio Volo che non mi aveva entusiasmata, però mi aveva cmq incuriosita. Così quando ho visto questo pocket l'ho preso. Non mi ha di certo colpita, anzi. Il libro racconta la storia di un "giovane" 30 enne, un uomo comune dei giorni nostri insomma, che lavora, esce con gli amici, non pensa al futuro, vive alla giornata..insomma, un 30 enne immaturo. Il suo compagno di avventure è Federico, un coetaneo che un giorno deciderà all'improvviso di cambiare la sua vita, perchè quella di allora non gli bastava più. Quando Federico parte, Michele, il protagonista di questo libro, si ritrova solo. Fabio Volo spazia tra problemi famigliari, sociali, lavorativi, concezione delle donne e dei rapporti di coppia, visione ristretta della realtà, mancanze. Il tutto in modo semplice e che può anche rivelare un lato positivo..la scoperta che la vita và oltre l'apparenza, che basta essere se stessi, non importa cosa dicono gli altri, che un rapporto d'amore può esserci nonostante non sia frutto di consuetudine sociale, che si può avere un figlio anche senza viverci insieme..ma la cosa importante è ritrovare se stessi. Ma come? Michele ritrova se stesso percorrendo la via della vita del suo amico Federico, che un giorno muore. La morte dell'amico, punto di riferimento costante per la sua vita fin da bambino, porterà uno sconvolgimento tale in Michele che lo aiuterà a cambiare, a migliorare, a scoprire se stesso, per poter essere poi felice.

Apprezzo il tentativo, ma purtroppo ho trovato il libro piuttosto scarso. Nessuna tecnica stilistica particolare, semplicità d'effetto banale..la scoperta di se stessi che avviene ad un'età così matura la trovo, anche se perfettamente realistica, al di fuori dalla mia personale concezione d'esistenza. Non credo che leggerò più nessun libro di Fabio, per quanto non lo consideri uno scrittore mediocre. Ma non è stato un libro che mi ha arricchita, in nessun modo.

"chi non cambia mai fatica a credere che qualcuno possa farlo"

giovedì 11 giugno 2009

Molto forte, incredibilmente vicino - J. S. Foer


Ero già stata colpita da "Ogni cosa è illuminata" di Foer, questo affascinante scrittore nato a Washington e newyorkese d'adozione..che quando ho visto questo libro, nonostante il prezzo, mi sono fatta un bel regalo. Naturalmente ho colto nel segno, anzi, ha colto, perchè Jonathan Safran Foer è uno scrittore straordinario. 

La storia è quella di un ragazzino che a 9 anni beve già caffè americano. Un bambino solo, che vive nell'adorazione del papà, riferimento e idolo di intelligenza e virtù. Un bambino non comune, dotato e brillante, ma per questo visto come "strano", cosa piuttosto normale oggigiorno.
Un bambino che perde il papà nell'attentato delle Torri Gemelle dell'11 settembre.
Una storia che già comincia in modo toccante, continua incuriosendo, e termina un pò malinconica, come d'altronde tutti i racconti di Foer. Questo bambino un giorno, tra le cose del suo papà, troverà una chiave con scritto "Black". Deciderà allora, da solo, di suonare alle porte di tutti i Black della città per scoprire qualche indizio, qualche cosa..per aiutarlo a capire perchè il suo papà, proprio il suo papà, che quel giorno non doveva neanche essere là..sia morto. Una scoperta che è un pò un gioco, come se il padre avesse voluto, anche da morto, farlo partecipe delle cacce al tesoro che solitamente facevano al Central Park. Tra varie peripezie, baci rubati, panorami spettacolari, amori nati per caso, e un compagno d'eccezione (un Mr Black 70 enne improvvisato), il bambino riuscirà nel suo intento, restando però, deluso.
Parallela è la storia della nonna (la mamma del padre), che racconta dei suoi anni da ragazza, della guerra, della sua storia con suo nonno..triste, angosciante, ma profondissima, una di quelle storie che rendono la vita totalmente piena. Un nonno che, nonostante le sue sofferenze, torna proprio alla ricerca del figlio morto, e che conoscerà il nipote, diventando così, il suo "nuovo amico" e compagno di scoperte. Il figlio che lui non ha mai (purtroppo) avuto.

Che dire, leggetelo! Un libro che è veramente scritto con il cuore, con riferimenti letterari alti, semplice e scorrevole, piacevole. Se vi è piaciuto "Ogni cosa è illuminata" vi consiglio sicuramente questo libro, se vi è piaciuto poco invece, ve lo consiglio ugualmente, perchè privo delle parti prolisse di storia presenti nell'altro. Sicuramente non ve ne pentirete!

"il senso dei miei pensieri cominciava a fluttuare via da me, come foglie che cadono da un albero nel fiume, e io ero l'albero e il mondo era il fiume"
"il cuore mi và in pezzi, certo, in ogni momento di ogni giorno, in più pezzi di quanti compongano il mio cuore, la distanza che si è incuneata tra me e la mia felicità non era il mondo, non erano le bombe o le case in fiamme, ero io, il mio pensiero, l'ignoranza è forse una benedizione, non lo so, ma a pensare si soffre tanto. E ditemi, a cosa mi è servito pensare, in che grandioso luogo mi ha condotto il pensiero? Io penso, penso, penso, pensando sono uscito dalla felicità un milione di volte e mai una volta che vi sia entrato"
"so di non essere l'unico malato di questa malattia, sentite i vecchi in strada, alcuni gemono - io, io, io - ma si aggrappano, alcuni, alla loro ultima parola, dicono - io - perchè sono disperati, non è un lamento ma una preghiera"
"solo qualcuno che non è mai stato un animale può mettere un cartello che dice di non dare loro da mangiare"
"..ridemmo, ridemmo insieme e da soli, a squarciagola e in silenzio, eravamo decisi a ignorare qualunque cosa andasse ignorata, decisi a costruire un nuovo mondo dal nulla, se nulla si poteva salvare nel nostro mondo, fu uno dei giorni più belli della mia vita, un giorno in cui vissi la mia vita e non pensai affatto alla mia vita"
"spero che un giorno vivrai l'esperienza di fare qualcosa che non capisci per qualcuno a cui vuoi bene"
"è la tragedia di amare, non si può amare niente più di quello che ci manca"

L'eleganza del riccio - Barbery Muriel


Solitamente non compro libri di primissima uscita, soprattutto se sono tra i primi 10 in vendita nei negozi. Non solo per il prezzo che mi pare esagerato (considerando quanto si intasca l'autore), ma anche perchè spesso la letteratura contemporanea..mi cade sotto i piedi.
L'eleganza del riccio mi è stato regalato. Ovviamente ero curiosa di leggerlo, perchè avevo letto la copertina e mi era parsa interessante. Ne è valsa la pena, e sicuramente è un libro che consiglio.

La storia è quella di una donna comune, il "riccio" appunto. Una donna che di mestiere fa la portinaia, ma di un condominio dove gli inquilini sono "gente molto importante".
Renè è il riccio, protagonista di questo romanzo, una donna grassa, brutta e goffa, che passa inosservata (se non per queste tre caratteristiche lampanti a tutti), che vive nella sua guardiola insieme a un gatto di nome Lev. Una donna intelligente e brillante, ricca di sentimenti, amore per l'arte, la letteratura, la filosofia, la cultura e ogni cosa che accresce anima e cervello.
Così, di nascosto da tutto e da tutti, accanto alla scrivania, nascosti da riviste che una portinaia normalmente dovrebbe leggere, ecco apparire libri di Tolstoji, di filosofia, di arte e cultura giapponese, di letteratura. E la sua vita? Cos'è? Una menzogna, un non voler apparire per quella che è per paura di essere scoperta, giudicata, non capita e forse amata..una donna forte ma fragile, ambigua e sensibilissima, che nelle sue riflessioni di estraneità del mondo fa sorridere e ci conforta..come le sue divagazioni sulle nobili donne e la loro scarsa conoscenza della grammatica..o i figli rampolli della Parigi-bene, che all'orizzonte hanno studio, lavoro, casa, famiglia programmata..per un futuro sicuro.
Una tristezza mista a rammarico per il non aver voluto cambiare la sua vita, ma velata di malinconia, di tenerezza e di compatimento sociale per il mondo, di dolcezza.
Renè è una donna che può dare tanto, ma dopo la morte del marito quel tanto è rimasto tutto chiuso dentro di lei, e si è trasformato in paura. Lei ha paura di mostrarsi, di vivere..e a volte anche di sognare! E poi c'è Paloma, una bambina di 12 anni, intelligente e che si sente diversa dalla sua famiglia, con la quale non riesce a condividere nulla..e che si butta nei suoi libri, nello studiare le persone, i suoi gatti, le abitudini dei condomini e via dicendo. Ma questo non basta, perchè lei ha deciso che il giorno del suo compleanno si ucciderà. 
Queste due figure femminili, in diversi anni ed esperienza d'età, vivono lo stesso dramma. La solitudine associata alla mancanza di condivisione..perchè se da una parte la collettività si è evoluta, dall'altra esclude coloro che si sentono e sono "diversi" perchè non corrispondono a uno stereotipo ben definito di cittadino..la portinaia deve essere ignorante, brutta e goffa, una bambina di 12 anni deve passare comunque inosservata altrimenti possiede disturbi psicologici che vanno assolutamente curati. Un uomo le farà incontrare, un uomo colto, intelligente, appassionante, che non bada all'apparenza delle cose, che vede al di là, che osserva i piccoli mutamenti interiori e li arricchisce come può. Un uomo che cambierà la storia di due vite così diverse, e anche della sua.
Il romanzo non è a lieto fine. Scontato? Non direi. Molto profondo se paragonato alla narrativa contemporanea, ci sono delle frasi che rimangono nel cuore, delle considerazioni interessanti e che fanno riflettere. Renè ha paura, e proprio mentre la sua paura sta svanendo, proprio mentre ha trovato quello che credeva non esistesse per lei nella vita, quando comincia a scoprire cosa significa condivisione, passione, amore, vita..muore. Renè muore, per un sogno o un incubo del passato che la travolge, la sconvolge, le fa chiudere gli occhi per sempre.
Ma la sua morte porterà un cambiamento in alcune persone, la sua assenza si farà notare nel cuore di chi, in qualche modo, anche se per poco tempo, l'ha amata e la ama ancora.
Trovo la scelta della bambina di non uccidersi alquanto banale, si capisce fin dall'inizio che non lo farà. Anche le sue riflessioni sono troppo profonde per una bambina così piccola, mancanza da parte dell'autrice di un'immedesimazione. Questo lo trovo lacunoso, forse perchè non amo molto le cose irreali. Ad ogni modo il messaggio è chiaro e se vogliamo geniale: la vita vale la pena di essere vissuta, qualunque essa sia, perchè ogni giorno che passa potrebbe essere tardi per farlo. 
Vi lascio qualche frase, sperando di farvi venire voglia di leggerlo..davvero, ne vale la pena!

"chi persegue eternità raccoglie solitudine"
"come fa l'ombra a brillare?Brilla, punto e basta!"
"la verità ama soprattutto la semplicità della verità"
"fatevi una sola amica ma sceglietela con cura"
"forse essere vivi è proprio questo: andare alla ricerca degli istanti che muoiono"
"bisogna che qualcosa finisca, bisogna che qualcosa cominci"
"alcune persone sono incapaci di cogliere l'essenza della vita e il soffio intrinseco in ciò che contemplano, e passano la loro esistenza a discutere sugli uomini come si trattasse di automi, e sulle cose come se fossero prive di anima e si esaurissero in ciò che di esse si può dire, sulla base di ispirazioni soggettive"
"l'Arte..quando dico Arte bisogna intenderci: non parlo dei capolavori dei maestri. Nemmeno Veermer mi fa amare la vita. E' sublime, ma è morto. No, io penso alla bellezza nel mondo, a ciò che può elevarci nel flusso della vita"
"toccai un libro per la prima volta. Avevo visto i più grandi della classe cercarvi all'interno tracce invisibili, come mossi dalla stessa forza e, sprofondando nel silenzio, attingere dalla carta morta qualcosa che sembrava vivo"
"potrebbe essere un'interessante esperienza fenomenologica indagare i motivi per cui alla coscienza di alcuni non appare ciò che invece appare alla coscienza di altri"
"chiaramente a lei non sarebbe mai venuto in mente che qualcuno potesse avere bisogno di silenzio. Non credo si renda conto di come il silenzio serva a penetrare dentro di sè, di come sia necessario a chi non si interessa unicamente al mondo esterno, perchè dentro di lei c'è caos e rumore come fuori, in strada"
"Sì, l'universo tende segretamente alla vacuità, le anime perdute rimpiangono la bellezza, l'insensatezza ci accerchia. Allora beviamo una tazza di tè. Scende il silenzio, fuori si ode il vento che soffia, le foglie autunnali stormiscono e volano via, il gatto dorme in una calda luce. E, a ogni sorso, il tempo si sublima"
"Come scorre la vita dunque? Giorno dopo giorno ci sforziamo con risolutezza di fare la nostra parte in questa commedia fantasma"
"e così divenni un'anima istruita che attinge dai segni scritti la forza di resistere alla sua natura"
"la nostra capacità di manipolare noi stessi perchè lo zoccolo delle nostre credenze non vacilli neanche un pò è un fenomeno affascinante"
"per chi beneficia dell'indugenza della vita, l'obbligo del rigore nella considerazione della bellezza non è negoziabile. La lingua, ricchezza dell'uomo, e i suoi usi, elaborazione della comunità sociale, sono opere sacre"
"quando sono angosciata mi ritiro nel mio rifugio. Non c'è nessun bisogno di viaggiare, mi basta raggiungere le sfere della mia memoria letteraria e il gioco è fatto. Quale distrazione più nobile, quale compagnia più amena, quale trance più deliziosa di quella letteraria?"
"quando le righe divengono demiurghe di se stesse, quando assisto, come un miracoloso insaputo, alla nascita su carta di frasi che sfuggono alla mia volontà e che si imprimono sul foglio mio malgrado, esse mi fanno conoscere quello che non sapevo nè credevo di volere, gioisco di questo parto indolore, di questa evidenza non calcolata, e del fatto che seguo senza fatica nè certezza, con la felicità delle meraviglie sincere, una penna che mi guida e mi porta. Allora accedo, nella piena padronanza di me stessa, a un oblio che confina con l'estasi e assaporo la beata quiete di una coscienza spettatrice"
"non vediamo mai al di là delle nostre certezze e, cosa ancora più grave, abbiamo rinunciato all'incontro, non facciamo che incontrare noi stessi in questi specchi perenni senza nemmeno riconoscerci. Se ci accorgessimo, se prendessimo coscienza del fatto che nell'altro guardiamo solo noi stessi, che siamo soli nel deserto, potremmo impazzire"
"io credo che la grammatica sia una via d'accesso alla bellezza"
"l'evocazione degli alberi, della loro maestosità indifferente e dell'amore che proviamo per loro da un lato ci insegna quanto siamo insignificanti, cattivi parassiti brulicanti sulla superficie terrestre, dall'altro invece quanto siamo degni di vivere, perchè siamo capaci di riconoscere una bellezza che non ci è debitrice"
"sprecare tanta energia per comprare in svendita dei foulard o dei guanti che, ciò nonostante, costano ancora quanto un Van Gogh è davvero stupefacente"
"non c'è niente di più spregevole del disprezzo dei ricchi per il desiderio dei poveri"
"adesso so quello che dobbiamo vivere prima di morire: posso dirvelo. Prima di morire, quello che dobbiamo vivere è una pioggia battente che si trasforma in luce"
"questa mattina capisco cosa significa morire: nel momento in cui scompariamo sono gli altri a morire per noi; questa mattina non ha più senso di ieri. Ma io non rivedrò più quelli che amo, e se morire è questo, hanno ragione a dire che è una tragedia"
"l'importante non è morire, ma cosa si fa nel momento in cui si muore"
"stasera, ripensandoci, mi dico che forse in fondo la vita è così: molta disperazione, ma anche qualche istante di bellezza dove il tempo non è più lo stesso. E' come se le note musicali creassero una specie di parentesi temporale, una sospensione, un altrove in questo luogo, un sempre nel mai"

domenica 15 febbraio 2009

Mio Marito - Dacia Maraini


Un libro che ho letto tutto d'un fiato. Racconti di vita, di morte, totalmente realistici e colmi di vita. La prima edizione del 1968..è ancora perfettamente attuale, intrisa di similitudini con la vita di oggi fino all'orlo.
Dacia non mi stupisce più, mi conquista in ogni suo libro e sfaccettatura.
Dodici racconti che aprono il cuore e come sempre, fanno riflettere.
Le mani, racconto di una donna che non sa e non trova quello che vuole, o che forse lo sa ma che non lo può ottenere..e non può far altro che rassegnarsi al proprio destino.
Mio marito, la storia di una donna completamente sottomessa a un uomo pazzo e sicuro di sè, sia come persona che come essere pensante.
Il dolore sciupa, una vicenda di due donne diverse e sole, che non sanno dove sbattere la testa se non consigliandosi la vita come meglio credono..in modo frivolo e stupido.
Le lenzuola di lino, altro racconto di donna sottomessa al proprio marito e alla sua giovane amante. Ma finchè gli altri non sanno, nulla è reale, nulla è vero.
Marco, attualissima storia di un ragazzo universitario, depresso, solo, che si sente inutile, ma anche di una compagna che non riesce a stargli vicino e ad aiutarlo.
L'albero di Platone, la storia inquietante di una ragazza che perde il compagno e non ricorda quando e come è successo..ma è tutto invece scritto nella sua testa.
Maria, la storia di una coppia di donne infelici, incapaci di comunicare, che si vogliono bene ma sono troppo immature per comprendersi.
Madre e figlio, la storia di un uomo-bambino trattato come un bambino dalla madre, che un giorno muore..e trattato come un bambino da una donna, che un giorno sposa.
E infine il mio preferito..il letargo. Quì Dacia si supera..descrive l'interiorità di una donna insoddisfatta e infelice, profondamente, in modo tenero, dolce, delicato e prorompente.
Un racconto che mi ha aperto il cuore, mi è entrato dentro come solo lei, la Maraini, sa fare.
Eccovene qualche passo:
"fino a pochi mesi fa mi paragonavo a una lumaca senza guscio. Infatti io strisciavo sulle cose, ferendomi ad ogni movimento, senza riuscire a sollevarmi su di esse. Della lumaca senza guscio avevo i movimenti lenti e orizzontali, il corpo allungato e goffo, inespressivo. In più ero come scorticata. Quello che strisciava e urtava e si intrideva delle cose, non era un corpo ben levigato e scivoloso, ma un corpo senza pelle, dalla carne scoperta e dolorante. Per questo io soffrivo e mi aggiravo ciecamente e ottusamente alla ricerca di un riparo senza mai trovarlo"..
Spero di avervi trasmesso la voglia di leggere questo stupendo libro, che lascia qualcosa dentro, la voglia e la tenerezza di sentire la vita, ancora una volta, degna di essere vissuta.

giovedì 29 maggio 2008

N. GINZSBURG

LA FAMIGLIA MANZONI

Un libro ben fatto. Sono appassionata di biografie, mi piace Manzoni e in questo libro ho scoperto una Natalia Ginzburg magnifica. E' descritto infatti molto dettagliatamente, curando i ritrovamenti del Manzoni e della sua famiglia, tramite lettere, testi, fotografie, poesie, vecchie cartoline. Il tutto immerso in un dolce habitat poetico del ricordo dell'artista, che nonostante tutto, ha vissuto grandi sofferenze. Sono rimasta molto colpita dalla descrizione della "perdita seppur momentanea" della sua Enrichetta, trovata poi in chiesa. Da quel momento Manzoni, scettico nei confronti della religione, diventa praticante..e appare la sua svolta interiore. Credo che questo sia uno degli aspetti più importanti della sua vita e dell'evoluzione della sua anima, cosa ben descritta nel libro con imparzialità. Inoltre i duri problemi con la madre Giulia e con la primogenita Giulietta, la distanza dagli amici, le morti dei suoi figli ancora piccoli (descritte con un alone di disperazione e pena), la delusione del mondo. Una sensibilità sconvolgente e una profondità uniche di questo autore, raccontate con amabile arte. Ogni tanto passo per Milano davanti alla casa del Manzoni e ci penso..me la immagino, a come poteva essere, a come erano loro, alle grida dei bambini. E' così strano vedere un qualcosa che ormai appare morto (mi riferisco alla sua casa), e sentire fortemente vivo qualcosa che invece è morto davvero. L'atmosfera di quella dolce stradina e della piazzetta di fronte (l'ultima volta ci hanno piazzato davanti una scultura di Giò Pomodoro..non ho parole..) mi fa tornare indietro nel tempo, mi fa pensare a come poteva essere, grazie anche a questo libro. Ci sono libri che vale la pena di tenere in casa come gioielli..La famiglia Manzoni è uno di questi.
NB tutte le volte che vado a Milano per vedere la casa del Manzoni la trovo chiusa. Le visite si fanno pochissime volte..aprite quella casa per favore, FATELA VEDERE AL MONDO!!

venerdì 30 novembre 2007

R. VECCHIONI

IL LIBRAIO DI SELINUNTE

Selinunte è una piccola cittadina semplice, ma anche bigotta. Gli abitanti infatti sono persone alla mano ma anche con una mentalità chiusa, poco inclini alla "diversità", qualunque tipo sia.
Nicolino è un ragazzino di 12 anni, affascinato dalla lettura e dalla poesia. Ma non è mai arrivato a scoprire dentro di sè questa splendida diversità. Un bel giorno in città arriva un libraio, ma non un libraio che vende libri, uno che LI LEGGE! E solo questo basta a suscitare scalpore tra la gente. Inoltre questo libraio è molto brutto, un nanetto gobbo e spaventoso.
Nicolino ne è però attratto, lui non lo rifugge come la gente del paese e non lo prende in giro come i suoi amici. Lui SENTE. E quest'empatia surreale lo conquista e lo spinge ad entrare senza farsi vedere nella bellissima biblioteca, a nascondersi dietro una pila di libri e ad asoltare. E ascolta per la prima volta in vita sua LA POESIA! Il libraio legge infatti rapito, non per gli altri, ma per se stesso, per la lettura e l'amore, per la sete di conoscenza e quindi di vita. Nicolino scoprirà così la sua vera vocazione, in una traduzione scritta dei suoi sentimenti, gli si aprirà un mondo fatato e magico, dove la poesia si fa beltà, concreta e beffeggiante dell'altrui stupidità.
E il libraio legge, giorno dopo giorno, e legge Shakespeare, legge Tolstoj, Pessoa, Manzoni, Saffo, Leopardi, Dante, Rimbaud, Proust, Dostoevskij e Borges! E Nicolino scopre dentro di sè la sua prima vera felicità.
Quando torna a casa non si sente capito, soprattutto dal padre, ma la felicità è in agguato e ogni sera lo porterà là. Finchè Nicolino cresce e il libraio non leggerà più per lui. Finchè il paese non si trasformerà in un luogo muto e silenzioso, dove gli abitanti non possono più comunicare perdendo l'uso della parola. Solo Nicolino, che avrà fatto tesoro nella sua anima dell'importanza di una pienezza interiore (intesa come cultura), potrà farlo, con dolcezza e amore. E lo farà proprio con la sua ragazza, per non disperdere quello che il mondo ancora non sente, quello di cui non è pronto, ma per cui bisogna lottare all'infinito, per quando arriverà il momento.
Una favola meravigliosa!!!!

Voto : 10

Vacanze culturali? Cercale con trivago e parti informato!