Enzo Biagi - Disonora il padre

Disonora il padre
Enzo Biagi è un autore che ammiro molto e a cui sono parecchio affezionata. Vuoi perché mi trovo molto in sintonia con il suo pensiero, vuoi perché è un bolognese e sa raccontare Bologna solo come chi la ama può fare... vuoi perché è un uomo d'altri tempi, di quelli che, quando li leggi ti dici che i libri di spessore ci sono ancora. Per fortuna.
Disonora il padre è un libro uscito negli anni 70, che ha spopolato ed è stato per molto tempo in testa alle classifiche. A ragione, devo dire, perché è duro ma scanzonato, schietto e divertente, ma anche diretto e sincero, attraversato da una vena malinconica di chi ha vissuto la guerra da vicino e ha da raccontare una storia tutta sua. Tra i libri di Enzo Biagi questo è sicuramente uno dei migliori.
In questo romanzo, che poi è una storia vera, Enzo Biagi racconta la sua vicenda da quando era ragazzino fino al dopo guerra, la storia della sua famiglia ma anche quella di Bologna, la sua guerra e come era vista da vicino e da lontano. I rapporti con la famiglia e con i vicini di casa, con chi era importante o credeva di esserlo, i compagni di scuola e del servizio militare, il giornale e le possibilità che gli si sono aperte, il difficile rapporto con il padre che non lo capiva, le questioni politiche della guerra viste dal popolo bolognese che ci credeva e che aveva paura, un Mussolini capito ma anche deriso sottovoce, una guerra interiore che era più potente delle bombe continue su Bologna.



A lui della guerra non fregava niente. Lui voleva scrivere, voleva giocare, voleva sognare. Voleva una vita tranquilla, svegliarsi la mattina con la possibilità di avere un pranzo decente, divertirsi con i giovani della sua età, con e contro regime, dove tutto era praticamente proibito o adocchiato dalla bella Bologna, dotta e grassa ma anche femmina. E racconta tra una battuta e l'altra i suoi sogni e desideri, la sua visione ampia della vita, di come il padre lo volesse ufficiale della finanza perché quelli "non fanno un cazzo", mentre lui, deludendolo, ha deciso di fare il giornalista. Ma Enzo si confessa, racconta la sua felice infelicità, la sua disperazione, la voglia di vivere che era alimentata da una speranza che tutti credevano illusoria, con il cuore colmo d'amore per una città che non si arrende mai. E come per lui bambino non c'era il tempo per credere nel limbo, "località celeste che mi pareva vaga e improbabile", per lui ragazzo ogni donna doveva essere rispettata, anche se era una signorina di via dell'Orso.
I tempi in cui l'aranciata sanpellegrino andava di moda e la bevevano tutti, in cui la tassoni era la bibita dei ricchi, in cui il capufficio sviolinava motti del "mangia, bevi e chiava", in cui si andava al Contavalli a vedere il varietà, le stelle del cinema venivano prese in giro con un "socmel" e Macario presentava la sua "Trenta donne e un cameriere". La guerra raccontata con il cuore provinciale: Mussolini somaro, Churchill ubriacone, la falce e il martello a bagnomaria nell'acqua santa, basta aver letto Guerra e pace per capire che il Fuhrer se lo piglierà in quel posto.
Eppure, chi ha vissuto a Bologna o la conosce bene, ci troverà ogni cosa di allora, nella sua modernità, nella sua beffarda presa in giro, nella malinconia di strade sempre uguali e sempre diverse, come le vite di chi la attraversa, con uno sguardo rivolto alla Madonna di San Luca, che avrebbe protetto tutti dalle scoppiettate. E allora, anche se Hitler e i suoi si riunivano all'Albergo Baglioni come le Star americane,  non importava. La cosa davvero importante era svegliarsi, mangiare, lavorare, chiudere la porta, dormire. E poter ricominciare.

Un libro intelligente e divertente, non fermatevi alla visione comune di Enzo Biagi rai o tv. Qui c'è davvero il meglio.




1 commenti:

Leyla ha detto...

Mi piaceva molto il pensiero di Enzo Biagi quando parlava in televisione, ma stupidamente non ho mai letto niente di suo.
Quest'anno, anche grazie ad una sfida mi sono decisa a leggere scrittori italiani, e penso proprio che lo inserirò nella mia lista. Buona settimana

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Nota

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