Natsume Soseki - Io sono un gatto

Un libro che mi portavo avanti da qualche mese, perché importante, impegnativo, ricco. Da assaporare pian piano. Un libro in cui a parlare è un gatto, dal pelo grigio e giallo. Un gatto intelligente, senza peli sulla lingua, cinico, sfacciato, a tratti maleducato, presuntuoso, filosofo e scettico. Un gatto di due anni che dimostra un cervello di gran lunga superiore a quello degli uomini, compagni da amare e disprezzare.

Soseki si fa abilmente portavoce del primo grande romanzo giapponese scritto all'occidentale, dove, tramite un protagonista inconsueto, dice la sua riguardo i principali cambiamenti che la società moderna occidentale ha portato al Giappone dei primi anni del '900. Un'epoca che sembrava di ferro, ma che non poteva non essere soggetta ai cambiamenti della civiltà moderna.
Tramite situazioni ripetitive, a volte curiose e poco umane, Soseki ci porta alla scoperta di un lato del Giappone per la maggior parte di noi ancora inesplorato, ma tutto ancora da sondare.



Questo gatto non ha un nome. Non viene molto considerato dal suo padrone, che ritiene un uomo banale e patetico. Descrive la vita in una tipica casa giapponese non molto abbiente. Il padrone è un professore incolto, la padrona una donna poco istruita e di esiguo conto. Poco interessante il mondo esterno animale, popolato da gatti grassi, viziati, gattine speciali che muoiono e cervelli spenti. Molto meglio quello umano, fatto di pettegolezzi e continue indiscrezioni.

Tramite dialoghi e riflessioni, il gatto descrive la società giapponese di oggi e di ieri, soffermandosi sui valori principi del bene comune, e su tutte le negatività che l'epoca moderna ha portato ad un contesto sociale fermo e giusto. Dagli abiti all'insegnamento, dalla maturità ai comportamenti d'occasione, dalla letteratura alla poesia, all'etica, tutto viene visto con occhi velati da sorrisi di connivenza.

Un gatto che è però inserito in questo contesto sociale, e che rimane pur sempre un gatto, nonostante la sua spiccata assennatezza. E che finisce per divenire vittima dei suoi stessi sfregi, dileguandosi, nel bene e nel male, nell'infinità che disprezza e che, tuttavia, ama.

Un finale terribile. Ho sempre pensato che questo libro dovrebbe essere letto da tutti gli amanti dei gatti perché solo chi li ama può sentirlo in modo fine. Ma, arrivata all'ultima pagina, mi sono dovuta ricredere. Troppo doloroso, troppa disperazione, troppo tormento nel cuore di chi ama in maniera simbiotica i gatti.
Quindi amatelo ma non leggetelo, se nel vostro cuore, nella vostra anima e nella vostra casa dimora un gatto che adorate.

"come si può amare quando si casca dal sonno?"
"quando arriva a tal punto, la banalità è quasi edificante"
"la forza dà il diritto"
"la buona o mala creanza sono solo un problema d'interpretazione"
"è assurdo che una persona grande e grossa abbia paura di un gatto al punto di non toccarlo"
"l'ignoranza è misericordiosa"
"gli esseri umani sono meno che polvere"
"è incoraggiante il fatto che io sia evoluto a tal punto da prendermi a volte per un uomo"
"i raggi del sole hanno il senso dell'equità"
"gli esseri umani sono sempre stati stupidi!"
"ogni avvenimento grave è preceduto da eventi di minore importanza"
"le persone sono tutte diverse. E' inutile cercare di far diventare gli altri come noi"
"le persone volgari per natura vedono solo la superficie delle cose, non sanno leggere nel cuore"
"non si può cavare sangue da una rapa"
"dove non c'è rapporto è ovvio che non c'è partecipazione"
"solo l'ispirazione conta. Tutto il resto non deve importare al poeta!"
"come la natura abborrisce il vuoto, così gli esseri umani detestano l'uguaglianza"
"ogni cosa ha mille interpretazioni diverse a seconda di come la si guarda"
"non è detto che inseguendo un ombra non si possa incontrare la sostanza"
"eppure non siamo contenti finché non siamo definitivamente delusi"
"accumulando polvere si può creare una montagna"
il tempo di chiudere la mano e le nuvole diventano pioggia"

4 commenti:

claudia garage ha detto...

non so... non credo che questo romanzo faccia per me, ma è sicuramente adattissimo a te! però mi piace l'idea di un professore incolto :-)

Zio Scriba ha detto...

Questo me lo devo proprio segnare... avevo tentato anch'io di scrivere qualcosa di simile (nel mio caso il racconto del gatto si alternava a quello "umano"), e l'effetto era pure molto divertente, ma per ora l'ho messo da parte... :D
Ciao!! :D

Chris. ha detto...

Da amante dei gatti e dalla splendida recensione penso proprio che leggerò il libro anche se ha un finale doloroso.

Ti saluto citando un altro gatto:"Non importa quello che hai in tasca ma quello che hai nella testa"

loveandbooks ha detto...

E' sicuramente un libro che arricchisce, c'è dentro un secolo di Giappone.

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Nota

Questo blog rappresenta una raccolta di opinioni personali e pertanto soggettive. Le foto delle copertine sono tutte tratte da web.