Un piccolo volumetto che si legge in mezz'ora, tanto corto quanto di spessore. Un Carlotto che lascia a bocca aperta, se lo si conosce già. Continuando a leggere, mi sono chiesta diverse volte se a scrivere fosse proprio il Carlotto che conosco. Complimenti all'autore dunque, si riconferma ancora uno dei miei preferiti.
La vicenda è ambientata nella prima periferia di Torino, in un quartiere per così dire povero, e si slancia come un monologo piatto e senza vita ma che dentro trasborda di sentimenti ed emozioni. A parlare una donna, i protagonisti sono la sua famiglia, i soldi che mancano, la presenza di sempre più extracomunitari, la mancanza di lavoro, la spesa quotidiana e le offerte del supermercato, l'assenza totale di prospettive di vita di un certo livello, la televisione come appiglio del nulla, lo stato che ormai non garantisce più niente di solido ai suoi cittadini.
Lee Hunt mi ha sorpresa. Ho comprato questo libro al volo, in stazione, per avere una lettura leggerissima durante un piccolo weekend. E invece la lettura non è stata leggera perché questo autore, in una trama intricata, ficca dentro anche dei gran pezzi di storia e non dà modo di staccare il cervello :)
Poco male perché, dato l'argomento frivolo, il libro non è affatto così frivolo, anche se questo genere di romanzi non sono proprio il mio genere :)
La vicenda abbraccia tre epoche, in cui i protagonisti di ognuna finiranno per non coesistere l'uno senza l'altro. Esiste un vampiro, ovviamente, che è Dracula (anzi, come precisa lui, Draculia). Esiste una giovane fanciulla cui il vampiro ha ammazzato il padre e che lo sta cercando. Esiste una detective donna che si spaccia per un uomo che la aiuta a farlo. Ed esiste l'epoca moderna, una New York affollata, in cui una archeologa si trova coinvolta in un oscuro caso di omicidio risalente alla metà del 1800... In tutto questo si scopre la leggenda dei dampiri, ancora più cattivi dei vampiri (ma chi l'ha detto che i vampiri sono cattivi?), figli di un vampiro e di una donna umana.
La libreria MelBook Store dove vado spesso ha una piccola sezione dedicata ai romanzi di viaggio. Ogni tanto la sbircio nel suo angolino e ci trovo spesso libri interessanti, come questo di Paolo Nori, che è stato una vera scoperta.
La casa editrice Ediciclo si occupa della diffusione di libri e manuali a tema bicicletta, e il romanzo A Bologna le bici erano come i cani rientra perfettamente nel tema! Il titolo è stato usato perché pare che nel secolo scorso la bicicletta, nei paesi del bolognese, fosse considerata in modo molto amorevole. Ognuno ne aveva una diversa, non si usava mettere il lucchetto perché tanto si sarebbe trovato subito il ladruncolo, ognuno conosceva la bici dell'altro e se spariva, il gran passaparola tipico della regione rossa era sempre vincente. Inoltre la gente portava spesso le bici a passeggio, esattamente come si porta il cane! Questa tradizione si è purtroppo persa nel tempo ma Paolo Nori ci tiene a farla ricordare, e a far ricordare come le persone anziane oggi, ne abbiano spesso rammarico.
Il terzo libro delle avventure dell'Alligatore, Nessuna cortesia all'uscita, mi è piaciuto davvero molto. Più evoluto, incalzante, avvincente. I protagonisti sono sempre l'Alligatore ovvero Marco Buratti e il milanese Beniamino Rossini. Questa volta la vicenda è incentrata sulla mafia del Brenta, coinvolge diversi personaggi e l'intreccio è ben costruito. Nei precedenti romanzi ho trovato un buon equilibrio tra giallo e noir, mentre questo libro l'ho sentito più noir.
La mafia del Brenta è raccontata con le parole di Carlotto e l'azione si snoda attraverso paesini veneti, locali e luoghi che conosco molto bene e devo dire che la cosa mi attrae parecchio. Ma la panoramica coinvolge anche la mafia russa, la criminalità albanese, l'illegalità cinese, la corruzione della magistratura. Tutte situazioni ben intrecciate tra loro, che non lasciano il minimo sospiro o esitazione al dubbio di cosa è vero e cosa no. Sembra quasi un film, una pellicola che scorre, e lo fa davvero bene.
Siamo in Texas, ovviamente. Siamo nel 1900. E siamo anche a Galveston, un'isola sulla costa texana che, in quell'anno, scomparve tra le onde dell'Oceano. Quella zona, molto colpita dagli uragani, aveva abituato i suoi abitanti con i suoi scherzetti. Ma quell'anno l'Atlantico decise di travolgere tutto, devastando ogni cosa.
In questo scenario si svolgono varie vicende, incentrate su quella principale: un combattimento tra pugili, un bianco e un nero. Galveston è sede di combattimenti clandestini anche tra uomini, dove ignobili personaggi pagano per la violenza, e anche per far morire qualcuno. Ma l'imprevisto è sempre in agguato. Lil Arthur, l'afroamericano che doveva essere sconfitto, vince incredibilmente, ed è il primo nero della storia a battere un bianco nella boxe. I grandi e sadici organizzatori non se ne fanno una ragione: il nero deve essere battuto a tutti i costi, anzi, deve morire. Così viene ingaggiato dalla terraferma Jim McBride, un delinquente violento e senza alcuna dignità. Il suo scopo è uno soltanto: uccidere Lil Arthur, ad ogni costo...
Nota
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