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venerdì 28 maggio 2010

0 Margherita Oggero - Il Compito di un gatto di strada


Primo libro che leggo di Margherita Oggero, che ho trovato piacevole anche se verso la fine forse un po' deludente.
La storia è geniale. Protagonisti un gatto di nome Ruggine e il suo strambo amico, Odradek, un animale misterioso (e creatura letteraria) nato dalla fantasia di Kafka (un rocchetto di filo, piccolo, velocissimo e con una voce simile al frusciar di foglie cadute) e che la Oggero fa rivivere a modo suo.
Ruggine è un gatto color ruggine, giovane, che viene mandato dalla madre in Inghilterra, dove dovrà partecipare a un incontro speciale per soli gatti discendenti dallo Stregatto di Alice nel Paese delle Meraviglie. Cioè gatti che sorridono e che possono rendersi, quando vogliono, invisibili.
Ruggine è però sperduto, il padre non l'ha mai conosciuto e la madre non lo può aiutare molto, visto che un giorno viene investita e perde la memoria. Si incammina così e per caso incontra Odradek. I due insieme fanno ridere: Ruggine è un gattino curioso, forte, vispo, allegro, ingenuo, ignorantello; Odradek è tutt'altro, sofisticato, deboluccio, cortese e impostato, colto, solo. I due si incontrano e diventano amici. Hanno bisogno l'uno dell'altro. Ruggine ha bisogno di una guida, di cultura, di protezione, Odradek di compagnia, di affetto, di condivisione e di quella spontaneità e leggerezza che hanno le creature giovani e ancora poco appesantite dalla vita. L'uno parla il modo giovanile (tele, risto, cine), l'altro in modo se vogliamo arcaico. Dopo essere entrati in confidenza, i due si incamminano verso l'Inghilterra, e nel frattempo si conoscono, si amalgamano, crescono insieme. Ruggine scioglierà il cuore di Odradek, lo renderà più leggero, meno opaco e triste, più amabile, e Odradek insegnerà al gatto la vita, i rapporti con il mondo, gli spiegherà cos'è la letteratura e gli insegnerà a leggere. I due infatti si perdono via, e mentre viaggiano (in auto, in camion, in treni...) finiscono sempre per cercare ciò che amano di più: i libri. I libri che ti portano via dal mondo ma te lo fanno anche sentire più vero e vicino al cuore, se li ami e li sai comprendere. Tanto da farti dimenticare tutto, perfino il Compito, e da farti arrivare in ritardo a quella che doveva essere la riunione più importante della tua vita.
Una piccola favola a lietissimo (e forse scontato) fine, con la morale che ognuno ha bisogno di un essere compatibile a fianco, ma che anche le diversità aiutano a crescere, a vivere, a sentirsi felici. 

Carino, ma forse verso la fine scema un po'. Peccato, perché fino a metà libro è letteralmente conquistante!

"è a leggere i libri che poi si diventa indecisi?" (Ruggine)
"cosa mi lega a questa città? Nulla ormai. Forse viaggiando riuscirò a dare un senso alla mia esistenza, ad autofondarmi, a uscire dal cupio dissolvi che mi attanaglia" (Odradek)


venerdì 21 maggio 2010

0 Paola Mastrocola - La narice del coniglio

Insomma. Non ho trovato questo piccolo libro (direi racconto) esaltante, anche se la scrittura della Mastrocola è sempre piacevole. La storia è quella di Barbara, una ragazza che si sente diversa, che poi diventa donna, si realizza nel lavoro, diventa ricca, è molto bella, appagata, seducente. Insomma, una donna a cui non manca nulla, eppure qualcosa manca. Un giorno Barbara si mette a fare la narice del coniglio, cioè quel movimento del naso che fanno tutti i conigli. Da bambina aveva un coniglio infatti, il loro rapporto era difficile, ma c'era, e lei era riuscita ad entrare talmente tanto in simbiosi con questo coniglio scostante, che ne aveva rapito la mossa della narice. Da allora, nei momenti di difficoltà o di inadeguatezza, faceva il gesto e tutto si risolveva. Ma, lo stesso gesto, è fuori dal controllo di Barbara. L'agitazione, l'ansia, ma anche l'amore, la spingono a farlo, sempre. 
Può un gesto del genere allontanare tutte le persone che incontra? Può davvero essere snervante, maleducato, tale da portarle via i sogni? Per la società di oggi evidentemente si, se succede con la famiglia, gli amici, i fidanzati. Il senso di inadeguatezza e di specialità si trova in tutti i libri della Mastrocola, ed è palese in questo. Una persona piacente, si ritrova a non esserlo più per una sciocchezza, per il semplice fatto di essere guardata (ancora una volta) soltanto nella sua esteriorità. 
Ma Barbara lo sa, e finché non troverà chi la capirà, se ne andrà per la sua strada, anche se sola.
Anche qui gli stessi temi di sempre, l'unicità, la diversità, che prorompono in una sicurezza caratteriale che rende i personaggi della Mastrocola estremamente realistici e vivi.
Nonostante ciò, il libro sembra un lungo racconto interrotto a metà, un disegno soltanto abbozzato, una tristezza quasi inutile.



La narice del coniglio


La narice del coniglio
Mastrocola Paola
Guanda, 2009
€10,00

0 Jostein Gaarder - Il castello delle rane


Un altro piacevole libro per ragazzi di Gaarder. Sicuramente non il migliore, ma può essere letto dai 10 anni in sù (anche meno per quanto mi riguarda). I temi sono sempre gli stessi: i misteri della vita e della morte, la verità, la bellezza, la diversità interiore ed esteriore, il bene ed il male.
La storia è quella di un bambino che si perde nel giardino di casa, incontra uno gnomo che lo porta nel suo mondo fatato, dove incappano in rane, girini, salamandre, e ci sono perfino un castello, un re, una regina e una principessa. Un mondo fatato dunque ma non troppo. Gaarder ci riporta sempre alla realtà, perché il sogno del bambino è completamente intriso di persone che hanno fatto parte e fanno parte della sua vita. Ad esempio la principessa Aurora assomiglia moltissimo a Camilla, sua cugina, e il re, così buono, gli ricorda suo nonno. Guarda caso la storia è proprio quella di questo re a cui rubano il cuore, proprio come hanno fatto a suo nonno, che è morto perché un cuore non ce l'aveva più. Ma il re è vivo!
Il protagonista bambino si immerge in una storia che è la sua fantasia, accompagnato da uno gnomo che lo aiuta a capire che non sempre la fantasia è sogno e che a volte, se non spesso, diventa realtà.
Un libro semplice ed efficacissimo, ideale per iniziare i bambini alla filosofia e alle grandi domande della vita, ma anche ai loro temi più cari. Non il libro più bello dell'autore ma sicuramente valido.





Il castello delle rane


Il castello delle rane
Gaarder Jostein
Salani, 2004
€9,50

mercoledì 12 maggio 2010

0 Marcelle Sauvageot - Lasciami sola

Un canto. Una donna disperata richiama il suo cuore all'amore e al suo dolore. Un libro meraviglioso, scritto negli anni 30 da una donna malata di tubercolosi, che lascia il suo uomo per andare a curarsi. Ma il suo uomo un giorno le scrive una lettera, dove le annuncia il suo matrimonio con un'altra donna e le chiede la sua amicizia. L'amicizia che non ci può essere quando l'amore è ancora vero, puro, candido, prorompente. E il dolore scoppia, travolge, in modo intelligente, dotato, come un fiume in piena che non può essere domato. Le parole dell'autrice si fanno vive, taglienti. E in ogni riga si può conoscere la storia d'amore di ognuno di noi.
Scritto abilmente, in modo intelligente, prevaricante, a tratti sconvolgente. Fa riflettere, addolora, ma lascia ancora intatto quel sentimento di dignità tipico delle donne che vogliono essere prevaricate da uomini che, alla fine, dimostrano soltanto la loro profonda debolezza.
Un piccolo gioiello, da leggere pensando all'autrice (che è morta davvero di tubercolosi) e al suo amore, che è finito davvero così.

"So che non mi ami più. Con quale ridicola cura eviti di dirmelo. Non sarebbe una promessa. E tuttavia mi farebbe così bene ora che sono sola e me ne sto andando lontano, farmi cullare fiduciosa dal tuo amore. Ne ho bisogno, vorrei ritrovarlo quando tornerò guarita. La certezza che qualcuno continua ad amare e ad aspettare è un diversivo momentaneo e irrilevante per chi resta, ma una grande gioia per il malato: per lui è come se la vita che ha lasciato si accorgesse della sua assenza; il malato non riesce a capire un futuro diverso; debole e in pena per la brusca rottura col passato, ciò che domanda al dopo è di perpetuare il prima, migliorandolo"
"chiudiamo gli occhi perché l'illusione ritorni. E' come in sogno: non bisogna muoversi"
"non posso essere io a dire: ti amo. E se la persona a cui lo dico mi credesse e io invece mi sbagliassi?"
"quando non si conosce un dolore, si ha più forza per fronteggiarlo, perché si ignora la sua portata: si vede solo la lotta e si spera che più avanti arrivi un momento migliore. Ma quando lo si conosce, viene voglia di alzare le mani per chiedere grazia ed esclamare, esausti e increduli: ancora?"
"un qualsiasi nonnulla è un pretesto per piangere; una stupida frase letta sul giornale, che in altre condizioni provocherebbe solo una scrollata di spalle, getta in un abisso di commozione"
"non sarei stato capace di darvi la felicità. E' una vecchia canzone di una volta, che somiglia a un fiore secco. Fa così presto il passato a diventare una cosa vecchia? La felicità? E' una parola di commiserazione"
"certo che voglio perdere la testa, ma voglio cogliere il momento in cui la perdo, e spingere la conoscenza più lontano della coscienza che desiste. Bisogna essere presenti alla propria felicità"
"bastano uno sguardo, una parola, un silenzio a preoccuparmi...però dico: sei libero, perché non voglio costringerti a restare e tuttavia vorrei che restassi"
"mi arrabbiavo se mi sentivo particolarmente bella e tu non c'eri"
"forse faccio sorridere e do l'impressione che sia la rabbia a suscitare in me l'ironia. Ma la verità è che mi annoio a morte con tutte ste donne che parlano dei mariti"
"l'uomo per cui è fatta una donna non è forse quello per cui accetta di esserlo?"
"la vera amicizia è quando posso dire quello che penso in qualsiasi momento a una persona capace di condividere la mia felicità o i miei problemi"
"Ma lasciami: non puoi starmi vicino. Lasciami soffrire, lasciami guarire, lasciami sola. Non pensare che offrirmi l'amicizia per rimpiazzare l'amore possa consolarmi; forse mi farà piacere quando non soffrirò più. Ma ora sto male; e quando sto male, mi allontano senza voltarmi indietro. Non chiedermi di girarmi e di guardarti, non seguirmi con lo sguardo da lontano. Lasciami"
"ora mi auguri di essere felice, e sono certa che saresti persino capace di cercarmi un marito o un amante per consolarmi"
"ballare è il ritmo di vita più lieto; ballare quando credevi che non l'avresti fatto mai più è una vittoria, una grande conquista"



 Lasciami sola


Lasciami sola
Sauvageot Marcelle
Guanda, 2005
€9,00

mercoledì 5 maggio 2010

0 Philippe Besson - E le altre sere verrai?


Questo libro (e autore) mi ha letteralmente conquistata. Attirata dalla copertina raffigurante un quadro di Hopper, sul quale l'autore ha ricamato una storia, l'ho preso appena visto sullo scaffale e letto velocemente. Besson immagina Louise, la donna con l'abito rosso, e gli uomini che fanno parte della sua vita, creando una fitta trama di sentimenti, paure, debolezze, affetti, tenerezze, ingiustizie, sofferenze. I sentimenti che prevalgono dunque nelle storie d'amore, ma anche nell'amicizia profonda e nella stima. Descritti come sospiri intervallati (pensieri uniti gli uni agli altri), lasciano dentro commozione, desiderio, a tratti ardore e fonda devastazione. Louise è una donna innamorata, che ha sofferto molto e soffre molto. Alcuni pensieri appaiono toccanti, laceranti, se si è vissuto qualcosa di simile alla storia, se si ha amato nella propria vita un uomo o una donna che non ti vogliono, o che ti lasciano, o che non ti scelgono, mai. Dolorosa e lacrimevole per me in alcuni punti, lascia un po' di amarezza, ma le descrizioni dell'attesa, della speranza e dell'ingenuità dell'amore che sono attraversate da un filo (troppo debole) di raziocinio, sono dipinte con purezza. Dall'altra parte una profonda amicizia, quella di Ben, il barista. Un uomo forse innamorato, ma prima di tutto amico di Louise. Che la conosce, la scruta, gioisce delle sue gioie. E Stephen, l'ex di Louise, che una sera varca la porta del bar, dopo lunghi anni di silenzi ed assenze, al posto di Norman, che quella porta non la varcherà forse più. Un ritorno? Una fiamma che si riaccende? O forse soltanto una speranza di lieto fine inaspettata? Un libro comunque positivo, nonostante i dolori e le separazioni, profondissimo e scritto in modo intelligentemente elegante. Un quadro la cui bellezza parla da sola, che si rinnova nella percezione soggettiva dell'autore, lasciando vivere dei colori fermi seppur in movimento, attraverso occhi e cuore suoi e di chi lo riesce a carpire. Notevole.  

"ciò che conta è salvare l'essenziale"
"a volte si parla troppo in fretta"
"i miracoli non sono di competenza esclusiva della Bibbia"
"non è mai facile ritrovarsi dopo anni"
"ci si esime dal far male"
"ci sono ricordi che sciupano il piacere delle gioie"
"assumersi la responsabilità di un fallimento è il modo più sicuro per non farselo rimproverare"
"si va verso chi piange come nessun altro"
"quando si è taciuto una volta, si tace per sempre, anche se si giura, la mano sul cuore, che la prossima volta si parlerà"
"i matrimoni di convenienza non dovrebbero mai perdere di vista quanto devono, per l'appunto, alla convenienza"
"inutile perpetuare il dispiacere"
"la disperazione a volte fa i propri comodi"
"i figli sono la misura più precisa e crudele del tempo che passa"



Nota

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